
Non era poi così difficile!

Resistenza dal basso a Torino nord-ovest
Vi proponiamo una breve rassegna stampa delle primissime pagine de La Stampa, che ci toccano da vicino. Si parla di caldo, crisi idrica, energia (e suoi costi), verde urbano.

In prima pagina è riportato che il caldo estremo di questi mesi (non giorni!) e la crisi idrica hanno fermato diverse centrali elettriche e nucleari in tutta Europa. Quindi si produce meno energia, il cui prezzo schizza alle stelle. Nel frattempo aumenta il consumo di energia, in particolare i condizionatori per sopravvivere al caldo torrido delle città.
Ma i piani di urbanistica privilegiano ancora progetti milionari energivori che continuano a cementificare (come i datacenter) invece di aumentare le aree verdi e gli alberi!

Nella foto qua sopra, la dinamite è usata per deviare il Danubio verso la centrale elettrica di Cernavoda. Il fiume è già ai minimi storici per livello dell’acqua. Questo ci pone almeno due questioni: la prima riguarda i conflitti sulle risorse, e ci fa capire che gli impianti industriali (centrali, datacenter, …) hanno sempre la meglio sugli altri usi, arrivando addirittura a deviare il fiume principale d’Europa. La seconda riguarda l’ecosistema del Danubio: che ne sarà, ora che la già poca acqua viene deviata per raffreddare una centrale?

Infine un articolo a pagina 2 sottolinea l’importanza del verde nelle città per diminuire la temperatura e il rischio di alluvioni, invece di edifici con grande richiesta di raffreddamento. Ricorda qualcosa? Buona lettura!

Il 21 luglio l’Iran ha di nuovo scelto un datacenter come obiettivo dei suoi attacchi nel quadro della guerra contro gli USA. Si tratta stavolta di una struttura di Amazon in Bahrain.
Perchè attaccare i dati?
“I grandi data center sono sistemi dual use, da lì passano informazioni civili e funzioni militari. Gli stessi server che gestiscono pagamenti o dati sanitari possono elaborare informazioni per la logistica o l’intelligence. Così la distinzione tra edifici civili e militari sfuma, si appiattisce. Ed è su questa ambiguità che si muove l’Iran: se un’infrastruttura contribuisce allo sforzo bellico, allora può essere colpita.”
L’articolo di Linkiesta che trovate qui e da cui è tratto questo paragrafo ci fa capire due cose semplici ma fondamentali:
Vista la scarsa trasparenza intorno ai datacenter, il loro legame con la guerra è spesso taciuto.
Per approfondire il tema AI-guerra consigliamo anche la lettura di questo articolo:
https://www.ilsole24ore.com/art/guerra-e-intelligenza-artificiale-rischio-sistemico-quando-algoritmi-anticipano-decisione-umana-AIvazZ1B
Disponibili per lo streaming (gratuito) le due videoinchieste proiettate giovedì 16/07 ai giardini Frassati di Lucento, Torino.

Doppiate + sottotitolate in italiano, pronte per essere diffuse.
Le trovate qui.
Entrambi gli studi riguardano gli Stati Uniti, il paese con più datacenter al mondo, ma ci danno un’idea chiara di ciò che può riguardare anche noi tra poco. Nei video ci sono testimonianze di chi vive a poche centinaia di metri da questi enormi capannoni energivori e inquinanti, e si notano alcuni dei loro impatti negativi sul territorio circostante.
Grazie a lavori di mappatura e informazione come questi, negli Stati Uniti si è sviluppato un forte sentimento di opposizione ai datacenter. Sono nati comitati territoriali per fermare la costruzione di nuovi impianti che in alcuni casi hanno vinto: 75 progetti in programma per la prima metà del 2026 sono stati bloccati.

Da un articolo di Le Monde Diplomatique
Gli investitori hanno occhi solo per lei; i suoi progettisti zittiscono i capi di Stato; il suo uso si diffonde come il fuoco in pianura: l’intelligenza artificiale, si dice, trasformerà l’umanità. Ma l’umanità lo desidera davvero? Di fronte al Moloch digitale, che impone il sacrificio del lavoro, del clima e della vita privata, si vanno diffondendo forme di resistenza. Sapranno organizzarsi, mentre i partiti ossessionati dalle macchine, guardano altrove?
“C’è una battaglia che infuria là fuori. Presto scuoterà le vostre finestre e vi farà tremare i muri“. Forse la melodia della canzone di Bob Dylan sui tempi che cambiano si è insinuata nella mente di Eric Schmidt il 15 maggio scorso? Quel venerdì, l’ex amministratore delegato di Google ed ex consigliere del Pentagono aveva indossato il cappello con il ponpon, la toga con i risvolti gialli e sfoggiava un sorriso soddisfatto mentre teneva un discorso davanti a una platea di studenti dell’Università di Tucson, Arizona, in occasione della consegna dei diplomi. Era la cinquantesima o centesima volta che snocciolava meccanicamente la sua tesi sull’intelligienza artificiale che rivoluzionerà tutto? All’improvviso, un coro di fischi e grida di rabbia lo ha interrotto e il trambusto si è intensificato mentre pronunciava le lettere feticcio “A” e “I”. Il suo sorriso si è contratto in una smorfia. “So quel che provano molti di voi. (…) Capisco questa paura“, affermava Schmidt – con un patrimonio superiore ai 60 miliardi di dollari – agli studenti zavorrati da un debito medio di 35.000 dollari, e per i quali l’IA minaccia di cancellare futuri posti di lavoro.
Non è un incidente isolato. Negli USA si va diffondendo un’ondata di proteste contro il culto dell’automazione, i danni causati dalla svolta digitale, la proliferazione di datacenter, l’arroganza e il potere delle élite del tech, la corruzione dei politici che si prostrano ai loro piedi. Il lancio di una bottiglia Molotov contro la casa del fondatore di OpenAI ad aprile, gli spari contro quella di un consigliere municipale di Indianapolis favorevole alla creazione di un datacenterm manifestazioni locali: sono tutti segnali di un profondo malcontento. Quando le aziende all’avanguardia nel settore – OpenAI, Anthropic – annunciano la quotazione in Borsa, il Wall Street Journal dà segni di preoccupazione: “L0unica cosa che cresce più rapidamente del settore dell’IA è forse il sentimento negativo degli statunitensi nei suoi confronti”. Stando ai sondaggi d’opinione, è così per la maggior parte di loro; oltre i due terzi ritiene “troppo rapido” lo sviluppo di questa nuova tecnologia, compresi i cittadini tra 18 e 29 anni (64%).
Come la maggior parte dei grandi cambiamenti tecnologici, l’irruzione dell’IA nella società non è stata oggetto di nessuna delibera collettiva nè di una discussione pubblica. […] Ma questa volta, l’entità e la rapidità dello shock provocano una ribellione caratterizzata da un’inedita composizione sociale. […] La rabbia emerge da tre logiche diverse.
La prima, e più evidente, è legata alla prospettiva di una grande sostituzione delle professioni intellettuali da parte delle macchine. […] Alla prospettiva di disoccupazione dei laureati si aggiunge l’angoscia, corrosiva sebbene statisticamente invisibile, di essere inutili al mondo. E traditi da coloro che lo dirigono. Il potere delle élite alimenta una seconda forma di rabbia. Il caso Mythos lo illustra perfettamente. Ad aprile scorso, la società Anthropic sceglie di non rendere pubblico Claude Mythos Preview, il suo ultimo modello di IA, così potente, a suo dire, da rischiare di attirare utenti malintenzionati che potrebbero servirsene per compromettere infrastrutture informatiche critiche. Questa operazione, etica o promozionale, ha immediatamente suscitato un’inquietudine, ben riassunta dalla giurista Mariana Olaizola Rosenblat: “Le società democratiche non dovrebbero dipendere dalla moderazione morale dei dirigenti d’azienda quando la posta e la stabilità dei nostri sistemi finanziari, delle nostre reti elettriche, dei nostri ospedali o delle nostre elezioni”. […] Sorveglianza generalizzata, disuguaglianze abissali, indifferenza verso l’ambiente, il cinismo delle élite delle big-tech che impongono ai loro figli i servizi che impongono al resto del mondo, interazioni robotizzate per i poveri e servitù umana per i ricchi.
A questo quadro idilliaco manca il carburante della macchina: la potenza di calcolo. E quindi i datacenter.
Una percentuale crescente di statunitensi – stimata a marzo intorno al 70% da Gallup – respinge l’installazione nelle vicinanza di queste strutture rumorose, inquinanti, che divorano i paesaggi, requisiscono terreni agricoli, prosciugano le falde freatiche, occupano pochi dipendenti e, soprattutto, fanno impennare il prezzo dell’elettricità.
La loro diffusione rende il soggetto scottante: ad aprile scorso, negli Stati Uniti c’erano oltre 3000 grandi datacenter operativi, essenzialmente in aree urbane, ma altri 1500 in costruzione per i 2/3 in zone rurali, in particolare nel sud e nel mid-west. Questi progetti – che non rispondono a un bisogno nel momento della loro progettazione – spianano la strada alla crescita esponenziale dell’IA: la scommessa di un futuro virtuale manda in frantumi la vita reale.
[…] Il sito DataCenterWatch.org conta 142 gruppi militanti in 24 Stati degli USA. Solo nel primo trimestre 2026, sono stati bloccati o posticipati 75 progetti, per un valore stimato di 130 miliardi di dollari, e nel corso del 2025 sono stati aggiornati o annullati 48 progetti per 156 miliardi di dollari.
[…] La battaglia ha già oltrepassato i confini statunitensi. L’IA e i datacenter provocano contestazioni in Cile, Messico, Spagna. In Francia, dove Emmanuel Macron agevola l’accesso agli industriali del digitale, la proliferazione dei datacenter a Marsiglia, Grenoble, in Seine-et-Marne, negli Hauts de France, etc., scatena il malcontento dei residenti e favorisce la nascita di collettivi di opposizione. […] La rivolta contro le macchine pone una delle maggiori questioni politiche del nostro tempo.
Tagliato, senza IA, dalla versione italiana
Articolo originale: https://www.monde-diplomatique.fr/2026/07/RIMBERT/69683
Le big tech hanno una sete così grande che si soddisfa solo accaparrandosi le risorse

E’ risaputo che le tecnologie digitali e in particolare l’AI hanno bisogno di una grandissima quantità di acqua ed energia elettrica. Questo solleva qualche sospetto di possibili conflitti sulle risorse. Ed è lecito quanto meno porsi la domanda:
In caso di crisi, chi rimarrebbe senza acqua e elettricità? Noi o i datacenter?
Ed ecco che Aruba ci mostra già la risposta: le big tech scelgono direttamente di COMPRARE centrali idroelettriche per il loro fabbisogno, sottraendole ad altri usi e servizi.

Con l’aiuto di alcune videoinchieste e di un film indipendente cerchiamo di chiarirci le idee e discutere sui datacenter, l’intelligenza artificiale, chi ne ha bisogno e chi ne pagherà le conseguenze.
16 e 23 luglio ai Giardini Frassati
PS: porta una sedia o un telo!
Cosa sappiamo, cosa ci nascondono, cosa possiamo fare

Scarica l’opuscolo qui per saperne di più.
Per domande o suggerimenti, puoi scrivere a: datacenterlucento@anche.no